Afghanistan lost in transition
A Farah, nell’ovest dell’Afghanistan, ieri erano le nove del mattino quando alcuni veicoli pieni di esplosivo sono saltati per aria di fronte all’ufficio del governatore della provincia e a due banche piene di gente. Ma l’obiettivo era il Tribunale lì vicino e così un commando di miliziani con le divise dell’esercito afghano (un grande e triste classico degli attentati terroristici degli ultimi due anni) ha iniziato a sparare, la polizia ha risposto, s’è combattuto per ore, i talebani volevano liberare alcuni compagni che erano nel Tribunale.
11 AGO 20

A Farah, nell’ovest dell’Afghanistan, ieri erano le nove del mattino quando alcuni veicoli pieni di esplosivo sono saltati per aria di fronte all’ufficio del governatore della provincia e a due banche piene di gente. Ma l’obiettivo era il Tribunale lì vicino e così un commando di miliziani con le divise dell’esercito afghano (un grande e triste classico degli attentati terroristici degli ultimi due anni) ha iniziato a sparare, la polizia ha risposto, s’è combattuto per ore, i talebani volevano liberare alcuni compagni che erano nel Tribunale. Sei degli attentatori avevano esplosivo addosso e alla fine della battaglie ci sono stati almeno 50 morti e un centinaio di feriti.
Farah è la provincia che per anni è stata gestita dal comando italiano, ma ora che è iniziata la transizione il controllo non è più in mano nostra, il passaggio di consegne è ormai avvenuto. L’esercito afghano non è ancora in grado di gestire la sicurezza del paese, e questo lo sanno tutti, soprattutto i talebani che approfittano del vuoto per mettere a segno attentati sempre più clamorosi. Ma il punto non è tanto il vuoto, quanto quello che le istituzioni afghane – con “la complicità da ritiro” degli occidentali – fanno per riempirlo. Il presidente Karzai non si preoccupa di soddisfare le richieste degli stranieri – perché tanto sa che al momento nessuno ha un piano B per la sua sostituzione – e anzi concede appalti a un fratello che è ricercato negli Stati Uniti per traffico di droga. Soprattutto Karzai ha escluso gli stranieri dai negoziati di pace con i talebani (che della pace ovviamente se ne infischiano) ma poi non è riuscito a riservarsi una posizione di forza. In questi giorni Karzai è andato in Qatar (dove pare che ci siano almeno 300 talebani che hanno preso la residenza e fanno la bella vita) e non aveva nemmeno un appuntamento fissato. Quando arriverà, vedremo come stabilire un contatto, hanno comunicato i talebani che forse, a parte le gioie dell’islam, non si devono essere mai divertiti tanto.